L’insilamento è un processo molto importante che consente la conservazione di un foraggio di qualità che possa garantire adeguata alimentazione agli animali d’allevamento e rappresentare un’opzione sempre valida per gli allevatori, soprattutto in quei periodi dell’anno in cui non sempre si ha disponibilità di foraggio fresco. Quando si parla di insilamento, però, occorre sapere che ci sono dei passaggi fondamentali (per importanza) da rispettare. Il rischio che si corre maggiormente, quando qualcosa va storto durante il processo di insilamento, è che il prodotto finale sia di scarsa qualità e perda le proprietà nutritive che invece servono agli animali per mantenersi in salute nel corso dell’anno.
L’importante ruolo dell’umidità
L’umidità del foraggio è cruciale. Occorre infatti che questa rientri in un range ben specifico perché possa assicurare la qualità del prodotto finale. Per garantire una corretta conservazione attraverso la fermentazione lattica anaerobica, l’umidità del foraggio deve necessariamente rientrare in un intervallo specifico di sostanza secca. Viene individuato tra il 25 e il 35%. Se il range non viene rispettato si ravvisa un alto rischio di ottenere un prodotto finale che sia di qualità nettamente inferiore. Conosciamo bene l’importanza di un’alimentazione bilanciata per il bestiame. Quello che gli animali da allevamento ingeriscono, giorno dopo giorno, ha infatti un ruolo determinante per il loro stato di salute generale. Ecco perché, al giorno d’oggi, gli allevatori prestano particolare attenzione alla qualità dell’alimentazione. Un maggiore stato di salute degli animali significa anche maggiore produttività e migliori performance che si traducono anche in un maggior profitto per l’allevatore.
L’umidità e i suoi rischi, tutto quello che c’è da sapere
Come già accennato, per l’insilamento è necessario fare attenzione all’umidità. Un’eccessiva umidità causa perdite di nutrienti e fermentazioni indesiderate; un foraggio troppo secco, quindi con percentuali di umidità inferiori a quelle necessarie, introduce invece troppo ossigeno e riscaldamento. È quindi necessario rispettare gli equilibri per ottenere un foraggio insilato da poter somministrare agli animali da allevamento che sia in grado di garantire un regime alimentare genuino e bilanciato nei suoi nutrienti.
L’importanza di una corretta gestione del processo
Prima di procedere con il processo di insilamento, quindi, è assolutamente necessario informarsi per capire a fondo ogni prezioso passaggio di questo procedimento. La prima cosa da fare è quella di raccogliere il foraggio al momento giusto e, se necessario, consentire un breve appassimento sul campo per una durata massima di tre giorni. Dopo la raccolta, particolare attenzione va data alla trinciatura. Il foraggio deve essere infatti trinciato in parti che abbiano le dimensioni giuste, al fine di facilitare il compattamento e l’essiccazione. Il compattamento è una fase importante dell’insilamento perché serve a appunto compattare la massa ed eliminare l’aria che potrebbe rappresentare un problema. La fase aerobica viene quindi ridotta al minimo.
Occorre poi sigillare in modo veloce ed efficace il silo, aiutandosi con delle pellicole di plastica che siano in grado di garantire il massimo livello di isolamento. L’obiettivo è quello di creare un ambiente anaerobico. Una volta insilato, il processo di fermentazione richiede circa 45 giorni per stabilizzarsi (ma va detto che in alcuni casi può continuare a lavorare anche oltre i 200 giorni).
Ogni fase del processo di insilamento è dunque fondamentale se si vuole ottenere un prodotto finale di qualità che si possa conservare nel tempo. La possibilità di utilizzare foraggi insilati è infatti notevole per gli allevatori. Consente loro, infatti, di avere a disposizione costantemente cibo di qualità nei periodi in cui i foraggi freschi non sono disponibili.
A chi rivolgersi
Se si è alle prime armi e non si conoscono le varie fasi del prezioso processo di insilamento, il consiglio è allora quello di studiare, informarsi e soprattutto rivolgersi a esperti del settore che potranno fornire importanti consigli per affrontare questo processo con la giusta conoscenza. Non commettere errori, o comunque ridurli al minimo, consente di garantirsi grandi quantità di foraggi insilati dalle corrette proprietà nutritive da poter somministrare al bestiame nei momenti in cui il foraggio fresco non è disponibile. Salvaguardando le proprietà del prodotto, l’allevatore avrà la certezza di poter garantire ai propri animali di allevamento un regime alimentare bilanciato, alla base di un buono stato di salute.
Differenza tra insilato e fieno
Vale la pena soffermarsi, infine, sulla differenza tra insilato e fieno in rapporto all’umidità che, abbiamo detto, è la variabile fondamentale nel processo di insilamento. Non solo, perché riveste un ruolo di primaria importanza anche nel processo di fienagione. Come già spiegato, durante l’insilamento, la percentuale di umidità deve attestarsi tra il 25 e il 35% (di sostanza secca). Per quanto riguarda invece la produzione di fieno, qui il foraggio viene disidratato a livelli di umidità che sono molto più bassi. Si aggirano tra il 15 e il 18% di umidità residua. Ciò comporta un diverso tipo di conservazione: nel fieno prevale l’essiccazione naturale, mentre nell’insilato la fermentazione controllata. Entrambi i metodi sono validi per ottenere foraggi di qualità ma bisogna saperli affrontare nel rispetto dei vari passaggi.



