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Miglio perlato da foraggio: coltivazione e sfalcio

Il miglio perlato è una scoperta degli ultimi anni quando allevatori e agricoltori hanno cominciato ad apprezzare la grande versatilità di questo cereale foraggero sfruttandone quindi le numerose proprietà benefiche al fine di garantire ai loro capi di allevamento un’alimentazione equilibrata e di qualità. Si tratta di una coltura che garantisce un’estrema adattabilità e questo è, senza ombra di dubbio, uno dei suoi punti di forza. Il miglio perlato è in grado di dare vita a un foraggio di grandissima qualità, appetibile, bilanciato nei suoi nutrienti e adatto dunque al bestiame. Per chi gestisce aziende agricole in aree marginali o con risorse limitate, rappresenta anche una soluzione concreta e assolutamente sostenibile. Insomma i motivi che hanno indotto, nel corso del tempo, gli allevatori a puntare i riflettori sul miglio perlato sono numerosi. Per poter sfruttare al meglio tutte le proprietà benefiche di questo cereale foraggero, però, occorre fare molta attenzione a due passaggi considerati essenziali: la coltivazione e lo sfalcio.

Proprietà del miglio perlato

Tante sono le proprietà di questo cereale, ideale per il foraggio: è decisamente ricco di proteine, è altamente digeribile ed è privo di sostanze tossiche come l’acido prussico. Per sfruttarne al meglio il potenziale, però, è fondamentale conoscere le giuste tecniche di coltivazione e individuare il momento perfetto per lo sfalcio, così da mantenere elevato il valore nutritivo. Commettere errori in queste fasi potrebbe costare molto caro: si otterrebbe allora un foraggio non di qualità, con conseguenze ovviamente negative.

Il miglio perlato: caratteristiche della coltivazione

Abbiamo già fatto cenno al fatto che il miglio perlato si adatta con facilità a diversi tipi di terreno, purché ben drenati e non soggetti a ristagni. In generale possiamo dire che questo cereale predilige suoli sabbiosi o argillosi ma riesce a crescere rigoglioso anche in terreni poveri perché è in grado di valorizzare l’umidità residua. Ama il caldo e teme il freddo, soprattutto nelle prime fasi di sviluppo.

Per quanto riguarda la semina, questa si effettua sempre tra la primavera e gli inizi dell’estate, di solito dopo i cereali autunno-vernini. Occorrerà preparare un letto di semina ben affinato e aerato, con una profondità d’interramento di circa 2–3 cm. La temperatura ideale del terreno deve superare i 16 gradi per assicurare una germinazione uniforme. In condizioni ottimali, il miglio cresce a vista d’occhio: il suo ciclo produttivo è breve, 60–70 giorni, e nelle zone più calde è possibile ottenere anche un secondo taglio. L’elevata capacità di accestimento permette di formare una massa verde densa e vigorosa, perfetta per il foraggio.

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L’irrigazione non è sempre necessaria, ma in alcune fasi critiche può essere quel quid in più in grado di fare la differenza. Particolare attenzione va poi riservata alla concimazione dove l’azoto va dosato con equilibrio. Troppo poco riduce la resa, ma un eccesso può peggiorare la qualità del foraggio e rendere i tessuti troppo acquosi. Ultimo vantaggio da considerare: il miglio perlato è naturalmente resistente a molte malattie e parassiti, il che riduce gli interventi fitosanitari e lo rende ideale per chi punta a un’agricoltura più eco-compatibile.

Sfalcio: il momento che fa la differenza

Quando si parla di foraggio di qualità, il momento dello sfalcio è tutto. Il punto ideale per il miglio perlato è quando le piante raggiungono circa 80–100 cm di altezza, con i fusti ancora teneri e ricchi di nutrienti. Se si taglia troppo tardi, la pianta lignifica e perde digeribilità; se troppo presto, si sacrifica la resa. Lo sfalcio va eseguito in giornate asciutte, preferibilmente nelle ore centrali, e con un’altezza di taglio che favorisca la ricrescita per un eventuale secondo sfalcio. Dopo il taglio, è utile lasciare il foraggio in campo per una breve pre-essiccazione, poi procedere con raccolta o insilamento rapido, per evitare perdite di sostanza secca.

Il miglio perlato può essere utilizzato con successo come foraggio, sia per fieno sia per insilato. A seconda della finalità, sarà però necessario mettere in pratica alcune accortezze, utili per salvaguardare la qualità finale del prodotto. Nel caso di miglio perlato usato per il fieno, occorre essiccarlo con attenzione per evitare muffe e preservare il valore nutritivo. Nel caso invece del processo di insilamento, è importante garantire una compressione adeguata e un’umidità controllata, così da prevenire fermentazioni indesiderate.

Dopo il taglio: gestione e valorizzazione

Dopo il primo taglio, se le condizioni climatiche lo consentono, il miglio perlato ricaccia velocemente. Con una leggera concimazione azotata e, se necessario, un’irrigazione di soccorso, è possibile ottenere un secondo sfalcio o destinarlo al pascolo diretto. Dal punto di vista agronomico, questa coltura migliora la struttura e la fertilità del terreno: le radici profonde favoriscono la circolazione dell’acqua e l’ossigenazione, mentre il ciclo breve permette di inserirla facilmente nelle rotazioni, contribuendo al controllo delle infestanti. La qualità finale del foraggio dipende in gran parte – come spesso accade in questi casi – dalla tempestività e dalla cura delle operazioni di raccolta. Un miglio perlato ben gestito mantiene un elevato valore proteico, un’ottima appetibilità e una buona digeribilità. Diversamente, errori commessi in una delle fasi considerate centrali – coltivazioni e sfalcio sono tra queste – possono compromettere seriamente la qualità di questo cereale.