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Insilato di mais: tutto quello che devi sapere, dalla trinciatura alle razioni

L’insilato di mais è uno dei foraggi più convenienti dal punto di vista economico per gli allevatori che possono sfruttare sia l’ottima resa a livello produttivo di questa pianta sia il fatto che sia particolarmente adatta all’alimentazione dei capi di allevamento, soprattutto per i bovini da latte.
Il mais, infatti, ha numerose proprietà e un valore energetico molto importante: contiene un’ottima quantità di fibre ed è caratterizzato da un’elevata densità energetica. Non ultimo, il mais è anche un foraggio semplice da insilare e questo è un altro aspetto da valutare per l’allevatore.
Scopriamo allora tutto quello che c’è da sapere sull’insilato di mais, dalla trinciatura alle razioni.

Insilato di mais, caratteristiche

Un potente mix di energia e di fibra: così potremmo descrivere il mais che rappresenta una costante quando si parla di razione giornaliera da somministrare ai capi di allevamento.
Si rivela particolarmente indicato per i bovini da latte perché, essendo un alimento umido, contribuisce a migliorare in modo efficace l’ingestione delle bovine stesse. E proprio per questo motivo facilita anche una maggior produzione proprio di latte.

La correlazione tra alimentazione e produzione di latte è assodata da tempo: migliore è la qualità dei prodotti somministrati alle bovine, infatti, maggiori saranno le quantità di latte prodotto. Il procedimento per insilare il mais necessita di competenze specifiche e numerosi accorgimenti che sono fondamentali per ottenere un prodotto che abbia intatte le sue proprietà e che duri a lungo.
L’insilato, in generale, rappresenta sempre una valida alternativa per gli allevatori che, in mancanza di foraggio secco, possono contare su di esso. Un insilato fatto nel modo giusto, che dura a lungo, rappresenta in questo senso una sicurezza. Il mais quindi va raccolto nel momento giusto perché sia in grado di fornire quella densità energetica alla quale abbiamo accennato prima. Anche la trinciatura e la lavorazione della granella sono azioni che devono essere valutate con cura.

Insilato di mais, l’importanza della trinciatura

Come anticipato, la trinciatura riveste sempre un ruolo importante per la realizzazione del foraggio. L’aspetto assolutamente da preservare è legato alla qualità del prodotto che si andrà a ottenere perché basta un piccolo errore nella fase della trinciatura per compromettere tutto.

Ecco perché occorre informarsi bene al riguardo e avere delle competenze aggiornate. In questo modo i rischi di errore si ridurranno al minimo e si andrà a ottenere un insilato di mais di qualità. Un insilato, per mantenere intatte tutte le sue proprietà e quindi garantire qualità all’alimentazione del bestiame, deve avere precise caratteristiche. Una lunghezza teorica di taglio maggiore di 19 mm, un grado di rottura della granella non inferiore al 50% e valori ottimali attorno al 70%.

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Per quanto riguarda la lunghezza della trinciatura è bene che questa sia molto ridotta, cioè intorno a 0,95 cm. Se si tagliano le piante di mais a un’altezza di 45 cm da terra circa, si punta a un insilato di qualità nutrizionale più elevata. La spiegazione sta nel fatto che la parte fibrosa meno digeribile della pianta non viene raccolta. È comprensibile che così facendo, però, si ottiene anche una quantità di insilato minore.


Meno quantità ma più qualità, insomma. Forse vale la pena soprattutto pensando alla grande importanza che una dieta di qualità riveste quando si parla di benessere animale.
I bovini da latte in particolare risentono tantissimo di ciò che mangiano. Più alta è la qualità delle materie prime che vengono loro somministrate e maggiori sono le loro prestazioni. Sempre in relazione all’alimentazione del bestiame, occorre fare un’altra annotazione rispetto alla trinciatura. Bisogna fare molta attenzione a non “trinciare troppo” perché una trinciatura eccessiva non consente la giusta stimolazione meccanica del rumine.

Processo di insilamento, i dettagli che fanno la differenza

Una cosa importante da fare è quella di insilare il più velocemente possibile, al fine di evitare la perdita di sostanza secca a contatto con l’aria. A mano a mano che si riempie, il silo va compattato con molta attenzione e cura per togliere tutto l’ossigeno. In questo modo vengono favorite le fermentazioni anaerobiche che permettono la buona riuscita dell’insilato. Quindi il silo va coperto con un telo o un doppio telo di fogli dello spessore di almeno 4-6 mm, cercando di evitare la formazione di insaccature in cui potrebbe infiltrarsi l’acqua piovana se il telo si rompesse.

Una volta coperta, la massa va caricata con un peso pari a 1 ql/metro quadro con sacchi di sabbia o ghiaia.

Insilato di mais e razione

Quanto insilato di mais un allevatore deve somministrare ai bovini da latte per garantire loro un regime alimentare bilanciato? È difficile fare una stima precisa perché dipende da caso a caso. Ecco allora che l’allevatore dovrà fare, di volta in volta, valutazioni mirate per fornire il giusto apporto al bestiame attraverso la somministrazione dell’insilato di mais.