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Etichettatura del latte, una guida in 5 punti

Negli ultimi anni si è assistito a un aumento dell’attenzione riservata alla qualità dei prodotti alimentari e questo è senza dubbio un bene. Significa, da parte del consumatore, una maggiore consapevolezza nell’acquistare alimenti che siano genuini e benefici per l’organismo. È chiaro che la maggior attenzione riservata ai singoli prodotti e alle loro caratteristiche ha portato un cambiamento anche nelle normative che regolano il settore alimentare con l’obbligo, per l’aziende, di riportare alcune specifiche informazioni sulle etichette.

E così anche il latte e i suoi derivati è finito sotto i riflettori in nome della trasparenza che oggi è una caratteristica imprescindibile quando si parla di scegliere cosa mangiare. In questo articolo ci soffermeremo sull’etichettatura del latte, su cosa è obbligatorio che l’etichetta riporti e su come leggere nel modo corretto le varie informazioni.

1. Cosa dice la normativa 

Sull’etichettatura del latte i più grandi cambiamenti sono stati portati a termine negli ultimi otto anni. In particolare, il grande salto il nostro paese lo ha fatto nell’aprile del 2017 quando ha introdotto l’obbligo di riportare in etichetta l’origine del prodotto e dei suoi derivati. Da quel momento i controlli si sono fatti molto più stringenti rispetto ad un tempo con benefici per il consumatore che ha potuto in questi anni acquistare un latte piuttosto che un atro tenendo presenti le varie informazioni. Una scelta ben precisa, quella dell’Italia, per allineare la normativa italiana al Regolamento (UE) n. 1169/2011, che garantisce la fornitura di informazioni corrette ed esaustive sui prodotti alimentari ai consumatori. 

La normativa va a regolare l’etichettatura delle tante varietà di latte attualmente presente sul mercato. Non solo quello vaccino, insomma, ma anche quello di bufala, asina, ovicaprino, e di altre origini animali. Dal 2017 quindi l’Italia, allineandosi al Regolamento europeo, ha sposato i suoi capisaldi. Ecco allora che l’etichettatura del latte (e di tutti i prodotti caseari che da esso derivano) deve indicare obbligatoriamente l’origine della materia prima.

Nell’aprile del 2020, quindi a distanza di 3 anni esatti dal primo grande e significativo cambiamento in materia di etichettatura del latte, viene introdotto il Regolamento (UE) n. 2018/775, che va ufficialmente a sostituire il Decreto Ministeriale Italiano del 9 dicembre 2016 e applica normative stringenti alle aziende con l’obiettivo di garantire la tanto importante trasparenza in campo alimentare. È un passaggio importante, una fase in cui gli italiani acquistano consapevolezza capendo più a fondo, rispetto a prima, l’importanza di conoscere le origini del latte e dei prodotti che da esso derivano. Non a caso il 2019 è l’anno della famosa petizione “Eat Original! Unmask your food“, firmata da oltre un milione di persone che hanno chiesto a gran voce alle aziende alimentari di indicare obbligatoriamente l’origine dei prodotti sul mercato.

2. Cosa deve essere riportato in etichetta? Le informazioni obbligatorie

L’etichettatura del latte e di tutti i prodotti che dal latte derivano, ad esempio i formaggi, deve dunque ripotare obbligatoriamente alcune informazioni considerate molto importanti. Nel dettaglio:

Se il latte è munto, condizionato e trasformato in un unico Paese, l’origine può essere indicata come “origine del latte: Italia”. Quando le fasi avvengono in Paesi diversi, le etichette possono riportare “origine UE” o “origine non UE”.

Sull’etichetta poi devono obbligatoriamente comparire anche altre informazioni, utili per una scelta consapevole. Nel dettaglio:

3. Differenze tra le etichette dei vari tipi di latte e formaggi

Le specifiche per l’etichettatura variano leggermente a seconda del tipo di prodotto lattiero-caseario. Ecco alcuni esempi concreti:

L’etichetta dovrà poi riportare la dicitura “Fabbricato con Latte Crudo”, in conformità con le normative igienico-sanitarie specifiche, come il Regolamento (CE) n. 853/2004, se appunto viene utilizzato il latte crudo. Insomma il processo di lavorazione di un alimento deve essere trasparente, nessuna informazione deve essere omessa.

4. Violazioni sull’etichettatura del latte, quali conseguenze?

Essendoci regole ben precise da rispettare, è comprensibile che la loro violazione abbia conseguenze anche pesanti. Il Decreto Legislativo n. 231 del 15 dicembre 2017, definisce gli importi delle sanzioni che, a differenza della gravità di ciò che è stato commesso, possono arrivare fino a 40.000 euro, partendo da un minimo di 500 euro.

5. L’importanza dell’etichettatura: per scelte consapevoli

Proprio leggendo l’etichetta, insomma, i consumatori potranno avere accesso a informazioni utili per capire le origini del prodotto e le modalità di produzione. Acquistare con maggiore consapevolezza: è questo l’obiettivo da raggiungere per poter portare in tavola la genuinità. La ricerca della trasparenza può rappresentare però anche una risorsa per le aziende, che – lavorando bene e con grande professionalità – potranno sfruttare la possibilità di informare la clientela puntando sulla qualità dei prodotti da loro immessi sul commercio. Insomma l’etichettatura del latte e di tutti i prodotti è un vantaggio per le aziende fanno della qualità il loro punto di forza e per i consumatori che vogliono mangiare bene.