I controlli sul latte che viene messo in commercio sono molto rigidi in ogni fase che porta alla produzione di questo alimento. Ecco perché le aziende che producono latte sono costantemente messe sotto la lente di ingrandimento. Dai mangimi e foraggi con cui sono nutrite le mucche, all’imbottigliamento e alla trasformazione in formaggi e latticini di vario genere: gli step che vengono di continuo analizzati sono davvero numerosi. L’obiettivo di un monitoraggio così esteso è quello di poter poi garantire l’immissione sul mercato di un prodotto di altissima qualità e genuino. Fatta questa lunga premessa, in questo articolo ci occupiamo di aflatossine del latte per capire in che modo queste condizionino la qualità del latte stesso. Che cosa sono?
Cosa sono le aflatossine del latte
Le aflatossine del latte sono delle micotossine che si possono trovare in determinate condizioni in alimenti e mangimi contaminati da un fungo che viene chiamato Aspergillus flavus. Questo prolifera soprattutto in ambienti caldi e umidi. Le aflatossine sono pericolose per la salute umana; sono considerate infatti altamente cancerogene e in grado di danneggiare la sintesi dell’acido nucleico. Possono avere effetti negativi sul fegato e indebolire anche il sistema immunitario, agendo come sostanze genotossiche, epatocancerogene e mutagene. Si distinguono in varie tipologie. Tra le più conosciute c’è la B1, che è anche la più pericolosa. E ancora la B2, la G1 e la G2, mentre i loro derivati metabolici sono M1 e M2. Come detto, le aflatossine proliferano negli ambienti caldi e, proprio perché resistenti al calore, sono anche molto difficili da debellare. Insomma, affrontare il problema legato alla presenza di queste micotossine nel latte è tutto fuorché semplice.
Quando si formano
Le aflatossine si formano principalmente durante la crescita dei coltivi contaminati. Mais, arachidi e altre piante che sono poi utilizzati come mangimi per il bestiame, sono tra questi. Questo rende cruciale la gestione e il controllo di questi alimenti durante tutta la filiera produttiva. L’obiettivo? Evitare che le aflatossine arrivino nei prodotti finiti, inclusi latte e latticini. È importante che le aziende applichino metodi di monitoraggio avanzati per garantire che l’intera filiera resti sotto controllo. In questo modo i consumatori non vengono esposti a rischi. In alcuni casi, le tecnologie moderne permettono di rilevare anche le più basse concentrazioni di queste sostanze. Un’ottima cosa, per assicurare che il prodotto finale sia sicuro e privo di contaminazioni.
Nel 2016, alcuni formaggi Grana Padano furono trovati contaminati dal derivato M1 e non vennero immessi sul mercato perché considerati altamente pericolosi per la salute. Pur essendo considerate naturali, infatti, le micotossine possono essere causa di intossicazioni alimentari e problematiche di vario genere per il corpo umano. Avendo un forte potere ossidante, si è ipotizzato negli anni che l’unico modo per arginare i rischi legati alla presenza di aflatossine nel latte sia quello di possedere un sistema antiossidante forte, ottenuto grazie all’alimentazione che deve essere particolarmente ricca di verdura cotta e cruda, legumi e cereali.
È essenziale anche che la ricerca continui a concentrarsi sullo sviluppo di soluzioni innovative per contrastare la contaminazione da aflatossine e ridurre i rischi per la salute pubblica.
I casi italiani
Nel 2016, grazie ad accurati sistemi di controllo, furono rilevate aflatossine in alcune partite di latte prodotto in Lombardia e Veneto e in generale nella Pianura Padana, con le quali si sarebbero dovute produrre delle forme di Grana Padano. L’estate precedente, quello del 2015, era stata caratterizzata infatti da un’afa molto insistente, con elevati picchi di siccità, che portò a intensificare i controlli sui mangimi dati alle vacche di allevamento. I controlli rilevarono in alcune situazioni la presenza di micotossine all’interno dei mangimi. Il tipo di mangime era mais, che risultò poi contaminato a causa dello stress idrico dovuto al forte caldo e alla siccità.
È chiaro che nella grande distribuzione, dove i controlli sono molto serrati sui prodotti prima che questi vengano immessi in commercio, la possibilità di individuare sostanze tossiche come le aflatossine nel latte è più elevata rispetto invece agli alimenti prodotti da aziende piccole, in cui i controlli sono decisamente meno serrati. Nelle grandi aziende, i meccanismi in grado di controllare scrupolosamente la produzione, sono particolarmente efficaci e in grado di fornire al consumatore soltanto prodotti di altissima qualità e controllati in ogni singola fase di lavorazione. La questione relativa all’importanza dei controlli nelle colture di cereali e in particolare del mais e degli arachidi, è balzata all’ordine del giorno già negli anni Sessanta, quando una vera e propria epidemia scoppiò in Gran Bretagna.
Migliaia di polli e tacchini morirono perché una partita di farina di arachidi, forse proveniente dal Sud America, era stata contaminata da questa micotossina. Questo episodio ha messo in evidenza l’importanza cruciale dei controlli precisi e tempestivi per garantire che i prodotti alimentari siano privi di contaminazioni dannose per la salute pubblica.



